Retto

L’intestino è l’organo preposto alla digestione dei cibi e l’assorbimento delle sostanze nutritive e fa parte dell’apparato digerente. È sostanzialmente a forma di tubo, della lunghezza media di 7 metri, anche se può superare i 10, diametro variabile e ripiegato più volte su se stesso.

Si divide l’organo in due parti distinte: l’intestino tenue e l’intestino crasso.

 

Introduzione:

L’ultimo tratto di intestino tenue (l’ileo) si unisce al primo tratto di crasso detto cieco. L’intestino crasso viene diviso a sua volta in cieco, colon e retto. Fra i tre, il colon è il più lungo e il più facilmente riconoscibile; si divide a sua volta in colon ascendente, traverso e discente, costituendo quella parte di intestino che risale dal fianco destro fino all’altezza dello stomaco, per poi raggiungere il lato sinistro del corpo e ridiscendere sul fianco per diventare poi intestino retto.

Proprio per questa sua forma fisiologica, l’intestino è soggetto a diversi disturbi che riguardano la sua motilità e diversi tipi di occlusione. Mentre l’intestino tenue è più soggetto a problemi di questo tipo, l’intestino crasso è più soggetto alla formazione di neoplasie sia primitive che metastatiche.

Le neoplasie primitive derivano sopratutto da tessuto lesionato da polipi adenomatosi. Le probabilità che questo polipo si evolva in una forma tumorale sono proporzionali alle sue dimensioni.

Diagnosi:

Anche in questo caso, solo una bassa percentuale di casi di cancro al colon-retto presenta sintomi, siano essi dolori di vario genere, o il sangue occulto nelle feci. Fino a pochi anni fa, questa forma tumorale si scopriva tardi e aveva, in 3 casi su 4, già forme metastatiche al fegato. Oggigiorno la prevenzione ha un ruolo fondamentale sulla popolazione considerata a rischio: colonscopie e palpazioni di controllo (tre quarti delle forme tumorali rettali sono identificabili con palpazione) costituiscono i primi mezzi di diagnosi. L’ecografia aiuta a capire il livello di penetrazione del tumore a livello della parete intestinale e dei linfonodi, e un esame del sangue per l’analisi dei valori di CEA può far capire l’aggressività e l’estensione della forma tumorale.

I tumori del retto in particolare, possono dare metastasi a livello dei linfonodi vicini, oppure possono diffondersi localmente nel tessuto grasso che circonda il retto stesso.

Una volta che il tumore del retto è stato asportato, sia nei linfonodi vicini che nei tessuti grassi circostanti possono presentarsi recidività a distanza di tempo.

Terapia:

L’approccio classico è ovviamente costituito dalla rimozione chirurgica rigorosamente associata a chemioterapia e/o radioterapica o farmaci biologici.

La criochirurgia trova spazio nella cura di questi cancri nei casi in cui i pazienti non sono candidabili alla rimozione chirurgica, sia per elevata comorbidità, sia per la natura stessa del tumore; per poter asportare una forma tumorale è necessario considerare un “margine oncologico d i sicurezza” che prevede la rimozione di una porzione di tessuto circostante per evitare di tralasciare potenziali infiltrazioni di cellule tumorali nelle immediate vicinanze della forma primitiva. Non sempre però è possibile applicare questo margine data la vicinanza di arterie importanti, ghiandole o ossa. La crioablazione però permette di intervenire in questi casi (1, 2) sia come palliativo per il dolore che per il controllo delle metastasi ossee in area sacrale (2, 3).

Sia il tumore primitivo sia le metastasi o le recidività, possono quindi essere trattate attraverso tecniche criochirurgiche sotto guide TAC o ecografiche. Vengono riconosciuti i punti tumorali, si inseriscono all’interno dei tessuti interessati delle criosonde che li necrotizzeranno rendendoli inattivi. Nell’arco di alcune settimane o mesi, i tessuti dei tumori verranno riassorbiti all’organismo senza necessità di asportarli chirurgicamente.

Il paziente può essere dimesso il giorno stesso dell’intervento o il giorno dopo continuando però a seguire eventualmente i cicli di chemioterapia, radioterapia o immunoterapia (4).

  1. Palliative cryosurgery for rectal carcinoma.
    Int J Colorectal Dis. 1999 Aug;14(3):177-80.
    Meijer S1, Rahusen FD, van der Plas LG.
  2. Cryosurgical ablation of hepatic metastases from colorectal carcinomas.
    Am Surg. 1997 Jan;63(1):63-8.
    Yeh KA1, Fortunato L, Hoffman JP, Eisenberg BL.
  3. Role of adjuvant cryosurgery in intralesional treatment of sacral tumors.
    Cancer. 2003 Jun 1;97(11):2830-8.
    Kollender Y1, Meller I, Bickels J, Flusser G, Issakov J, Merimsky O, Marouani N, Nirkin A, Weinbroum AA.
  4. 15 years' clinical experience in cryodestruction of malignant disorders in the anorectum.
    Rozhl Chir. 1999 Sep;78(9):473-7.[Article in Czech]
    Jaros E1, Príborský J.

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