Prostata

La prostata è una ghiandola fibromuscolare di forma piramidale dell’apparato genitale maschile. Solitamente non pesa più di 20 grammi e i suoi lati non superano i 3-4 cm. Il suo ruolo principale è quello di produrre il liquido seminale, indispensabile per la costituzione dello sperma e la sua efficacia.

Attualmente è l’organo maggiormente colpito da patologie gravi come i carcinomi di cui trattiamo in questa sezione e meno gravi, come l’Iperplasia Prostatica Benigna (Adenomatosi Prostatica o IPB) e infezioni derivanti dalle vie urinarie che trattiamo nella sezione Urologia. Fortunatamente però è situata a 5 cm circa dall’ano, fra retto e vescica e risulta facilmente indagabile.

Diagnosi:

L’Antigene Prostatico Specifico è stato per anni l’unico indicatore di cancro alla prostata: a livelli alti seguiva un iter diagnostico relativamente lungo che generalmente terminava con l’asportazione chirurgica della prostata o di una sua parte (prostatectomia radicale o parziale); questo genere di operazione generalmente comportava alte percentuali di impotenza, disfunzione erettile e disturbi legati alla minzione. Oggi si sa che la produzione dell’antigene può essere causata anche da altri fattori come un ingrossamento benigno che non richiede l’asportazione (Vedasi: link interno all’articolo del prof. Ablin), prostatiti, attività sessuali recenti come anche attività diagnostiche recenti (cistoscopia, biopsia, colonscopia).

Da recenti stime, circa 180.000 americani hanno avuto una diagnosi di cancro alla prostata nel 2016 e più di 3.300.000 uomini stanno convivendo con la stessa malattia negli USA1. La necessità di migliorare le capacità di diagnosi ha portato all’introduzione della risonanza magnetica multiparametrica (MP MRI), ad una più accurata classificazione delle stratificazioni di rischio (Gleason Score, PSA, Stadio Tumore) e alla biopsia a fusione di immagini1; quest’ultima è svolta da un’apposita apparecchiatura ambulatoriale che unisce le immagini della Risonanza Magnetica (RM o MRI) con le immagini ecografiche campionate sul momento della biopsia allo scopo di creare un fedele modello in 3D dell’organo del paziente. Lo studio delle immagini della risonanza permette di identificare le Regioni di Interesse diagnostico (ROI), ricrearle sul modello 3D e, grazie a un sistema di puntamento elettromagnetico, dirigere l’ago da biopsia esattamente nelle ROI2,3.

 

Terapia:

Il cancro alla prostata (CP) è la malattia più comune diagnosticata negli uomini e risulta la seconda causa di morte legata al cancro nei paesi industrializzati con circa il 20-30% di ricadute5. Sia le visite urologiche annuali che l’analisi del sangue per il rilevamento del PSA sono le principali armi che abbiamo per accorgerci in tempo della malattia e avere così un’altissima possibilità di guarigione.

Sia il tumore sia l’adenomatosi (IPB) sono oggetto di rimozione chirurgica tradizionale, ma possono essere, e dovrebbero essere5,6, trattate con altri sistemi mini-invasivi fra i quali la crioablazione4 soprattutto quando le tecniche chirurgiche tradizionali (a cielo aperto e laparoscopiche) ma anche le robot-assistite, sono considerate tra loro comparabili
Quest’ultima tecnica in quanto considerata promettente17 è stata migliorata negli anni tanto da permettere terapie focali8,29 e tanto da competere o superare le altre tecniche in diverse situazioni, il tutto a vantaggio dei pazienti che possono così beneficiare di numerose tecniche mediche valide e consolidate e il più vicine alle loro esigenze.

La tecnica criochirurgica  prevede l’inserzione nella prostata di sottili aghi detti criosonde. Si procede per via transperineale (tra scroto e ano) sotto guida ecografica, seguendo un iter simile a quello di una qualsiasi biopsia prostatica. La durata di un intervento varia di caso in caso ma, generalmente dopo l’anestesia che può essere locale, spinale o generale, dura meno di 40 minuti; il ghiaccio che si forma attorno alla criosonda innesca meccanismi apoptotici e di necrosi controllata nei tessuti malati portandoli a morire irreversibilmente. Al termine della procedura, il paziente è sottoposto a degenze relativamente brevi (di qualche ora) e medio-brevi (massimo tre giorni) durante i quali viene inserito un catetere per agevolare l’apparato urinario.

La tecnica può essere eseguita in anestesia locale, spinale o generale. Il paziente ha un minimo disagio e il dolore è praticamente assente sin da subito.

 Nel particolare numerosi studi mostrano come la crioablazione focale:

  • mantenga o addirittura migliori le capacità urinarie del paziente dopo il trattamento7;
  • gli effetti collaterali della radioterapia, della chirurgia e anche delle nuove tecniche robot assistite sono, nel passare degli anni, simili: problemi di continenza, d’impotenza o disturbi irritativi sono frequenti nei casi di prostatectomia completa e dove il margine di sicurezza oncologico (non necessario con le tecniche ablative) ha sacrificato troppo volume ghiandolare9,10;
  • sia considerata una tecnica efficace e ripetibile27 anche nei tumori avanzati e a medio rischio, come prima o seconda scelta, in casi selezionati11,12,13,14,15,20;
  • sia l’approccio migliore tra l’intervento chirurgico e la sorveglianza attiva nei casi a basso rischio16;
  • sia la tecnica generalmente più efficace per subentrare alla radioterapia fallita19,21,23,24,25,26,28;
  • sia la tecnica per eccellenza nei casi a elevata comorbidità che non rendono il paziente eleggibile per altre metodiche21;
  • sia una buona scelta per chiunque non desideri convivere con un cancro considerato poco pericoloso, non necessariamente da asportare e da monitorare22;
  • possa in alcuni casi ritardare la necessità della terapia a deprivazione di androgeni sia nei pazienti che hanno scelto la crioablazione come terapia principale o nei pazienti in cui è fallita la radioterapia24,27;

 La nostra esperienza ancora ha rivelato molti altri aspetti della tecnica:

  • La crioterapia emostatica come un approccio palliativo per il cancro alla prostata localmente avanzato potrebbe rappresentare un'opzione di trattamento valida e più si dovrebbe considerare il suo utilizzo18;
  • Abbiamo esperienze che risalgono oramai a oltre 20 anni di seguimento. Queste esperienze confermano la buona accettabilità da parte dei pazienti e l’alta efficacia terapeutica. Il basso impatto che la tecnica presenta sul paziente e la potenziale preservazione della ghiandola e delle relative funzionalità rendono la crioablazione il principale metodo scelto in numerosi centri medici in tutto il mondo.
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