Introduzione

L'urologia è una specializzazione medica chirurgica che si occupa dell'apparato genitale, urinario e delle loro patologie. A questo apparato appartengono le reni, la vescica, l’uretra, la prostata, i testicoli e il pene.

Sembra che l’urologia come disciplina abbia origine antiche; la letteratura medica cita come primo intervento urologico uno svolto in Sicilia più di 2000 anni fa e spiega come fosse materia medica in tutta la Magna Grecia.


Sala operatoria urologia

Nei tempi moderni la storia dell’urologia si intesse con precisione in tutti gli sviluppi che la medicina ha avuto negli ultimi 100 anni. La tecnologia ha pesantemente condizionato le tecniche chirurgiche, basti pensare alla straordinaria importanza che hanno adesso i sistemi endoscopici flessibili e miniaturizzati che permettono di risalire agevolmente dalla vescica lungo gli ureteri fino alle reni per vedere, diagnosticare e perfino operare al loro interno senza bisogno di aprire il corpo del paziente.

Un altro esempio tipicamente urologico è l’uso diffuso del robot DaVinci per assistere i chirurghi nelle procedure laparoscopiche. O per procedere oltre, verso il futuro, nelle tecniche di rimozione percutanea dei tumori con speciali aghi che sono molto meno invasivi del robot DaVinci stesso.

Per quanto riguarda la diagnostica precoce sono particolarmente importanti in campo maschile i progetti di prevenzione e diagnosi precoce dei tumori prostatici mediante il corretto uso del test del PSA (che l’amico Richard Ablin, suo scopritore, ha recentemente messo in critica per il suo abuso o mal uso), oppure per la diagnosi precoce dei tumori renali che oramai essendo di dimensioni inferiori ai 4/5 cm permettono l'utilizzo delle tecniche mininvasive, cioè senza necessità assoluta di togliere pezzi di rene o addirittura tutto il rene.


Prostata

 In questa pagina troverete notizie sull'ipertrofia prostatica benigna, le prostatiti l'adenocarcinoma prostatico.

Ipertrofia Prostatica Benigna (I.P.B):

Nota anche come adenomatosi prostatica, è un fenomeno che colpisce tutti gli uomini in diversa misura e gravità dopo i 30 anni. Poichè può coesistere con un cancro della prostata bisogna fare degli opportuni accertamenti prima di operare. Tale eventualità va anche esclusa prima di iniziare una cura con medicine. Operare o iniziare una terapia senza avere prima escluso che non coesista un cancro espone a gravissimi rischi il paziente. Come diagnosticare in tempo il cancro della prostata sarà descritto nel prossimo capitolo.

 

Quando si parla di "ingrossamento della prostata nelle persone anziane", si usa quasi sempre una terminologia sbagliata perché:

Con l'età non s’ingrossa tanto la prostata quanto piuttosto un piccolo gruppo di ghiandole poste a ridosso di quel canale urinario (uretra) che attraversa la prostata. Pertanto "dentro la prostata" cresce una specie di nuova ghiandola che schiaccia la prostata verso fuori. Solitamente questa "palla" che cresce dentro la prostata è fatta di due parti poste a destra e sinistra dell'uretra; altre volte esiste anche una terza parte che cresce fra le due e verso la vescica detto lobo medio.

Dopo anni di sviluppo quest’iperplasia prostatica benigna o I.P.B. (per distinguerla dall'adenocarcinoma prostatico maligno, ovvero il cancro) può raggiungere anche le dimensioni di un pompelmo, e la prostata "vera" è schiacciata all'esterno come una buccia.

 

Cause:

Non si conosce con esattezza la causa della I.P.B.  Alcuni ricercatori ritengono che sotto lo stimolo delle orinazioni continue, delle eiaculazioni e delle infiammazioni, accadano dei microtraumi che liberano dai tessuti prostatici vicino all'uretra una sostanza capace di causare l'accrescimento delle ghiandole vicine. Anche le alterazioni degli equilibri ormonali nei tessuti sono probabili cause.

 

Quando si cura l'adenoma della prostata?

Non è la dimensione maggiore o minore a rendere necessaria una cura della I.P.B. Bisogna sapere che prostate con piccoli adenomi possono dare molti disturbi e prostate grandi possono anche essere silenti. In molti centri si usa un particolare questionario per capire l'entità dei disturbi di un paziente. Si assegna un punteggio alle risposte dei pazienti, e quanto più elevata è la somma finale, tanto maggiore è la necessità di una terapia.

Lo specialista urologo di concerto col medico curante del paziente, si occuperanno di curare la I.P.B.

 

La I.P.B. può trasformarsi in cancro?

Solo il 20% dei tumori si originano dalla zona di I.P.B. e non è stato dimostrato che le I.P.B. grandi degenerino in cancro più facilmente di quelle piccole. Pertanto non si deve decidere di operare la I.P.B. al fine di prevenire il cancro.

Come abbiamo detto, anche dopo aver tolto l'adenoma, la prostata "vera" resta in sede! Infatti, chi è stato sottoposto a intervento di "prostata" deve seguire i programmi di prevenzione dal cancro prostatico come chi non è stato operato.

Anzi, una ghiandola "tagliata" per togliere l'adenoma potrebbe anche rendere più agevole, quindi pericolosa, la diffusione di un tumore insorto in seguito nella prostata.

 

Terapia:

Esistono cure con medicine o con operazioni chirurgiche e decidere quale usare dipende dall'entità dei sintomi, dalle dimensioni dell'adenoma, dall'età e dalle condizioni generali del paziente e anche dall`esperienza dell`urologo.

E' vero che negli ultimi anni sono stati commercializzati farmaci molto efficaci nel ridurre i disturbi associati alla "prostata". Semplificando al massimo: si tratta di medicine che vanno prese per lunghi periodi e che, con meccanismi diversi, allargano il canale urinario che attraversa la prostata, permettendo perciò un deflusso più agevole dell`urina. La loro efficacia è ampiamente dimostrata. Grazie a tali medicine il numero dei pazienti che devono essere operati si e fortemente ridotto negli ultimi tempi. Non tutti i casi, però, ne beneficiano in eguale misura.

 

Ci sono tre grandi gruppi di medicine per la cura non chirurgica della I.P.B.

Farmaci "artificiali" ad azione di tipo ormonale che riducono il volume della prostata e che pertanto riducono la strozzatura dell’uretra.

Farmaci "artificiali" che agiscono sui muscoli del canale urinario e che li forzano ad aprirsi, allargandolo.

Sostanze "naturali" d’origine vegetale la cui azione non è completamente nota, ma che sembra agiscano riducendo eventuali infiammazioni e/o mediante un effetto ormonale "locale" che diminuirebbe il volume prostatico. Recentemente anche queste ultime sostanze sono state sottoposte a indagini cliniche controllate che avrebbero dimostrato la loro efficacia. Anche se si tratta di prodotti “autoprescrivibili” da parte del paziente è sempre meglio però assumerli sotto controllo medico-urologico.

 

Quali sono le medicine adatte al caso?

Soltanto l'urologo può suggerire al paziente la cura più idonea per il suo caso. La scelta non è sempre agevole e talvolta può essere utile o addirittura indispensabile associare più medicine. Inoltre non tutti i pazienti tollerano questi farmaci altrettanto bene, e non sempre i buoni risultati ottenuti in un primo tempo sono poi mantenuti. Si capisce quindi perché la chirurgia mantenga un ruolo importante.

 

Si può curare la salute della prostata, agendo sulla dieta?

Su questo stesso sito troverete a breve un articolo molto più approfondito riguardo la dieta nella prevenzione degli ingrossamenti benigni (adenomatosi) o delle forme tumorali (adenocarcinomi). In ogni caso gli eccessi sono sconsigliabili in ogni campo, sia nella cura dello spirito in qualsiasi sua forma e significato, sia nella cura del corpo. Cibi piccanti e alcolici, cibi fritti, ricchi di grassi saturi sono da evitare; bisogna stare attenti agli eccessi sessuali e anche ai lunghi viaggi, durante i quali non solo la dieta è irregolare ma siamo spesso forzatamente costretti a mantenere una posizione seduta che può favorire le congestioni pelviche.

 

 Di quali interventi chirurgici si parla in caso di IPB?

L'adenomectomia chirurgica: è l`intervento tradizionale, che si esegue attraverso l'addome del paziente ed è riservato alle prostate grosse e a pazienti in condizioni generali almeno discrete.

La resezione endoscopica transuretrale o T.U.R.P.: anche questo è un intervento chirurgico tradizionale, ma si esegue senza "taglio", con uno strumento speciale introdotto nel canale urinario attraverso il pene. Non è un intervento più leggero del precedente, anzi alcune casistiche dimostrerebbero il contrario; è riservato a prostate medio/piccole.

Recentemente sono state proposte nuove terapie alternative. Sono tutte ambulatoriali e poco fastidiose per il paziente. Non tutte sono altrettanto efficaci e vanno considerate sperimentali. Ciò nonostante, almeno per alcune di esse, l'assenza di complicanze rilevanti le rendono una strada alternativa interessante. Citeremo tra queste l’alcolizzazione prostatica che consiste nell’iniettare attraverso un aghetto sottile una piccola quantità d’alcol nella prostata. Tale liquido “brucia” i tessuti causando una riduzione del volume ghiandolare e pertanto un miglioramento dei sintomi.

I vantaggi della tecnica sono: la sua scarsa invasività, la possibilità di operare pazienti in cattive condizioni ad alto rischio operatorio, senza ricovero, la convalescenza breve, la rapida ripresa di una normale minzione, l'evitare i rischi connessi alle altre tecniche chirurgiche tradizionali.

Gli svantaggi sono: essenzialmente non si conosce ancora il follow-up prolungato della tecnica. E' probabile che alcuni pazienti necessitino con il passare degli anni di una seconda procedura disostruttiva. Ad ogni modo questo evento accade anche con le tecniche tradizionali e pertanto non rappresenta un punto a sfavore esclusivo di questa metodica, ma di tutte le pratiche chirurgiche.

 

In pratica:

bisogna porre l’accento sul fatto che soltanto un accurato esame del singolo caso permette di stabilire se il paziente è candidato ad un tipo particolare di terapia che, come per ogni tipo cura, non vanno mai considerati solo gli svantaggi, ma anche i vantaggi delle diverse soluzioni possibili.

 

Conseguenze sulla vita di tutti i giorni e sulla vita sessuale

Non dovrebbe esserci impotenza dopo la chirurgia prostatica. Purtroppo però capita che in alcuni casi tale evento occorra. E non si conoscono esattamente le cause per tale avvenimento.

E possibile un certo grado di incontinenza urinaria dopo un intervento chirurgico tradizionale. Solitamente però, il problema si risolve in poche settimane o mesi.

 

Prostatiti

Le prostatiti sono infiammazioni della prostata, hanno diversa origine e gravità.

Possono essere prostatiti acute con febbre elevata, dolore perineale, orinazioni frequenti, dolorose e difficili; oppure croniche, con sintomi che possono essere scarsi o poco significativi e disturbi che possono essere persistenti o ricorrenti e di vario tipo: doloretti diffusi all`uretra, difficoltà urinarie, senso di peso perineale, fastidi ai testicoli etc

Esistono anche situazioni intermedie tra quelle acute e quelle croniche.

 Le cause di prostatite sono molteplici e non sempre agevoli da identificare. Molto spesso dei germi risaliti lungo il canale urinario, o discesi dalla vescica, possono raggiungere la prostata causando un’infiammazione. Poiché i tubicini della ghiandola prostatica assomigliano a grappoli d'uva che sboccano nell'uretra, è facile intuire che questi sbocchi delle secrezioni prostatiche possono diventare la porta d'ingresso dei germi nella prostata. Inoltre, poiché questi gruppi di ghiandole sono inglobati in un tessuto muscolare e fibroso duro, in caso d’infiammazione, essi tendono a strozzarsi e alterarsi a causa del "gonfiore" associato alle infiammazioni. Così avviene che le secrezioni e i batteri ristagnino non trovando modo per uscire, in tal modo la prostatite da acuta tende a durare nel tempo diventando cronica.

Diagnosi

È importante rivolgersi all'urologo non appena si manifestano i primi disturbi, specie il bruciore urinario, o l'aumentata frequenza delle minzioni. Curare la prostatite nelle sue prime fasi è più semplice rispetto a quando sia già cronicizzata.
Può essere pertanto molto importante rivolgersi precocemente al medico al fine di mettere in atto rapidamente la procedure diagnostiche opportune.

L'urologo può scoprire una prostatite dalla storia del paziente, dagli accertamenti di laboratorio, dalle immagini dell'ecografia, dagli esiti di una biopsia e dalla visita rettale.

Si tratta di una diagnosi che talvolta è difficile; in alcuni casi però, può trattarsi di una sorpresa positiva in quanto certi quadri di prostatite simulano il cancro della prostata.

 

Terapia

Le prostatiti si curano con farmaci antibiotici, antinfiammatori, uno stile di vita sano e norme dietetiche.

L'esperienza insegna che spesso si possono ottenere dei risultati soddisfacenti anche dopo anni di trascuratezza. Capita però, altre volte, che già dopo poche settimane di disturbo non si riesca più ad ottenere una guarigione completa.

 

Rapporti sessuali con prostatite

Nella fase acuta sarà difficile avere rapporti sessuali soddisfacenti o privi di inconvenienti, ma nelle fasi croniche nulla vieta un’attività regolare. Nei rapporti bisogna tenere conto che spesso possono essere presenti fenomeni di disfunzione erettile e disturbi dell’eiaculazione che spesso è precoce rispetto alla norma del paziente. Talvolta l'eiaculazione può essere dolorosa o fastidiosa.
Questi fatti non devono necessariamente impedire i rapporti. Sono addirittura da sconsigliare l'astinenza prolungata o la "genitalizzazione" dell'attenzione (pensare sempre al fastidio dei testicoli, toccarsi il perineo, angosciarsi per ogni bruciorino minuscolo, disperarsi per un rapporto sessuale non "tecnicamente perfetto").

 

La prostatite può ritornare?

È possibile: la forma "acinosa" della ghiandola prostatica favorisce sia la cronicizzazione sia il riaccendersi dell`infiammazione anche dopo averla sconfitta. Nella fase cronica sarà sufficiente tenere una posizione seduta scomoda o forzata per troppe ore di seguito (come in automobile durante un lungo viaggio) per congestionare le vie pelviche e favorire il ritorno dell’infiammazione e l’indebolimento della ghiandola.

 

Adenocarcinoma prostatico

Il cancro della prostata: la sola parola fa paura. Scopriamo insieme cos'è, come si forma e come possiamo combatterlo.

 Il cancro è una malattia caratterizzata dalla crescita incontrollata di cellule anormali dell'organismo. Il corpo umano è fatto di miliardi di cellule. Le cellule si riproducono dividendosi, in tal modo sono possibili la crescita o la riparazione di una ferita. Talvolta le cellule si moltiplicano in modo eccessivo e originano una massa chiamata tumore. Alcuni tumori sono benigni (non cancerosi), altri maligni (cancerosi).

La crescita dei tumori benigni è limitata e mette raramente in pericolo la vita, anche se può interferire con le funzioni normali dell'organismo. I tumori maligni, invece, invadono e distruggono i tessuti normali. Con metastasi si intendono formazioni cancerose differite dal cancro primitivo. Le metastasi si verificano quando cellule tumorali si separano dal tumore originario diffondendosi con la circolazione sanguigna o linfatica in altre parti del corpo dove si impiantano e si riproducono dando origine a nuovi tumori.


In alcuni casi i tumori maligni crescono e si diffondono rapidamente, in altri casi lentamente. Per questa ragione è talvolta maggiormente favorevole il decorso di un tumore grosso, ma poco aggressivo (si definiscono "ben differenziati"), rispetto ad uno piccolo, ma a crescita incontrollata ("tumori scarsamente differenziati"). Una delle sedi in cui si sviluppano più frequentemente tumori nell'uomo è la prostata. L'opinione generalmente diffusa che il tumore maligno o cancro sia sinonimo di morte certa e imminente è assolutamente falsa. In modo particolare, il cancro della prostata può essere agevolmente diagnosticato in una fase precoce e pertanto guaribile; inoltre, per le sue caratteristiche di lentissimo accrescimento permette una lunga sopravvivenza anche nella grande maggioranza dei casi in cui sia scoperto in uno stadio non più suscettibile di guarigione completa.

 

Quanto è frequente il cancro alla prostata?

La presenza di cellule cancerose nella prostata è rara prima dei 40 anni (1 %), ma con il progredire dell'età diviene estremamente frequente fino ad interessare quasi il 100% degli uomini di oltre 70 anni. Fortunatamente però, solo in una parte di casi queste cellule si sviluppano dando origine a un tumore clinicamente manifesto.
In Italia il cancro della prostata rappresenta la 3a causa di morte tra i tumori, con una percentuale più elevata del 60% nel Nord del paese. Attualmente, ogni italiano con più di 65 anni ha circa il 3 % di probabilità teorica di morire per questa malattia. Negli USA ad esempio vi sono stati 31.900 decessi nel 2000 a causa di questa malattia. Il numero di tumori scoperti con i moderni metodi di prevenzione ha posto e pone ancora una drammatico dilemma: poichè non tutti i tumori scoperti causeranno problemi al paziente, quando è il caso di agire dopo la diagnosi? La diagnosi stessa, quanto e quando è auspicabile e utile?

 Il controllo periodico aiuta il medico a diagnosticare il cancro prostatico in una fase precoce, quando cioè non è solo curabile, ma anche guaribile. I sintomi del cancro della prostata sono assenti o scarsi nelle prime fasi e sono spesso associati a quelli di una iperplasia prostatica benigna (I.P.B.) coesistente. Entrambe le malattie sono comuni nell'uomo e causano spesso difficoltà alla minzione con getto debole e frequente. La I.P.B. è l'ingrossamento di quella parte interna della prostata vicino l'uretra. Come abbiamo detto nei capitoli precedenti essa non è un cancro. Il solo modo accurato per distinguere tra I.P.B. e cancro è l'ecografia prostatica trans-rettale associata al dosaggio del P.S.A., alla biopsia e alla visita del medico specialista. E' ragionevole sottoporsi a visite dopo i 50 anni o dopo i 40 se vi sono parenti con cancro della prostata.

Sarà presto messo a disposizione un importante video dove eseguiamo una biopsia a 3 pazienti sospettati di avere un cancro alla prostata. Opportunamente sedati per la biopsia, attendono l'accertamento dell'istologo lì presente per essere sottoposti a un intervento criochirurgico qualora ve ne sia bisogno (Link al Video).

 

Che cosa provoca il cancro della prostata?

La causa esatta del cancro della prostata è sconosciuta. Non si sa ancora perché, in alcuni casi, le poche cellule cancerose presenti nella maggioranza dei soggetti anziani inizino a proliferare dando origine al tumore.
Nelle sue fasi iniziali il tumore può non dare disturbi, poi, con il passare del tempo, man mano che si accresce, il tumore inizia a premere sulle parti vicine, ad esempio l'uretra. Questo fenomeno ostruisce il regolare deflusso dell'urina dalla vescica. In questa fase della malattia gli uomini urinano più frequentemente del normale (questo è spesso il primo sintomo della malattia); talvolta la minzione è molto difficile, addirittura dolorosa.

 Altri sintomi sono la presenza di globuli rossi o bianchi nell'urina o nello sperma. E' importante ricordare che il cancro della prostata, specialmente negli stadi iniziali, può non dare sintomi di sorta, per questo dopo i 40/50 anni si raccomandano controlli specialistici regolari. Quando il cancro della prostata si diffonde ai linfonodi vicini, alle ossa o ad altri organi, molti uomini sentono dolori ossei o articolari.

 

Cosa porta il cancro alla prostata a crescere?

La crescita e il normale funzionamento della prostata dipendono da un ormone maschile: il testosterone. Quasi tutto il testosterone è prodotto dai testicoli, una piccola parte dalle ghiandole surrenali. Il testosterone ha il medesimo effetto sul cancro della prostata che la benzina sul fuoco. Fino a quando l'organismo produce testosterone il tumore cresce e si diffonde.

 

Diagnosi:

I medici usano molti metodi per diagnosticare il cancro della prostata.

L'esplorazione rettale è il sistema più usato e antico. Con tale esame il medico infila un dito guantato e lubrificato nel retto e palpa la superficie posteriore della prostata attraverso la parete intestinale, in tal modo ne valuta la forma e la consistenza. Questa procedura è rapida e causa un minimo fastidio al paziente. Purtroppo quando il medico sente "qualcosa" e questo si rivela essere un tumore, una volta su due la malattia è già avanzata, e non più guaribile. Questo perché non tutti i tumori hanno forma e consistenza tali da renderli diversi e perciò riconoscibili rispetto al tessuto sano e, inoltre, anche perché molto spesso sono situati nella parte di prostata che non può essere toccata dal dito del medico.

L'antigene prostatico specifico (P.S.A.) è una proteina prodotta esclusivamente dal tessuto ghiandolare prostatico sano e malato. Questa sostanza aumenta nel sangue quando si sviluppano nella prostata un maggior numero di cellule ghiandolari; le cellule ghiandolari malate, infiammate o tumorali, producono molto più PSA dalle cellule normali. Studi recenti hanno permesso di dimostrare che esiste una relazione tra il volume della IPB e il livello del PSA. Mediante l'indagine ecografica trans-rettale si può perciò ricavare il valore di riferimento individuale per il singolo paziente (PSAP: PSA predetto). Quando il PSA dosato nel sangue supera il PSAP è necessaria molta prudenza perché è altamente probabile la presenza di cellule carcinomatose. I valori di riferimento di molti laboratori di analisi sono molto alti, e pertanto possono generare un falso ottimismo; a volte anche con valori molto inferiori a quelli ritenuti normali possono essere presenti adenocarcinomi significativi della prostata.

L'ecografia prostatica trans-rettale è un’indagine che permette di identificare il valore del PSAP, le aree sospette, la funzionalità della vescica, la presenza di calcoli prostatici, la struttura della prostata anche nella parte lontana dal retto dove il dito del medico non arriva con l'esplorazione rettale.

Durante questo esame uno strumento sottile, in grado da generare onde ultrasonore, viene inserito nel retto. Queste onde sono riflesse dai tessuti a seconda dalla loro consistenza generando echi diversi. La stessa sorgente di ultrasuoni è in grado di ricevere gli echi di ritorno, questi echi vengono poi trasformati in una immagine che il medico può vedere su uno schermo televisivo.

IN OGNI CASO, quando si sospetta la presenza di un cancro della prostata esiste un solo modo per essere certi dalla diagnosi: la biopsia. Il medico può prelevare piccoli pezzetti di prostata mediante un ago sottile. Questi pezzetti vengono esaminati al microscopio in modo da verificare se esistono cellule carcinomatose. Il modo più sicuro e indolore per prelevare i pezzetti di prostata nelle zone sospettate è la biopsia prostatica ecoguidata per via trans-rettale. Il medico "vede" ecograficamente le zone a rischio e lì esegue i prelievi (tecnica ecografica mirata). Inoltre è possibile prendere pezzetti anche intorno alla prostata per sapere fino a dove arriva la malattia (biopsie stadianti).

 

Chi cura il cancro della prostata?

Quando si sospettano problemi prostatici il medico curante può interpellare uno specialista, l'urologo. Questi è un medico e chirurgo preparato a diagnosticare e curare le malattie dell'apparato urinario e genitale. L'urologo capirà se i sintomi di un paziente sono causati da I.P.B. o cancro. In alcuni casi il paziente può essere anche inviato da un oncologo (uno specialista nel trattamento medico del cancro).

 

Come scegliere la cura migliore?

Questo scritto non vuole e non può dare risposte complete per ogni singolo problema. Aspetti troppo tecnici sono stati volutamente esclusi. Ad esempio non si è parlato del ruolo della linfoadenectomia laparoscopica di staging, della resezione prostatica distruttiva ecc. L'esperienza porta a affermare che ogni possibilità di cura dovrebbe essere quanto più possibile discussa e chiarita tra medico e paziente, senza voler necessariamente escludere i parenti più prossimi. Solo così tutti potranno portare il loro contributo alla cura prescelta in modo tale da trarne il miglior beneficio.

 

Che cosa mi accadrà?

E' normale apprendere con ansia, preoccupazione o angoscia di essere portatori di cancro della prostata. Gli stessi sentimenti e pensieri vivranno in parenti e amici.

Dialogare con chi ha già affrontato questi problemi può essere un modo per ricevere aiuto e incoraggiamento. L'esperienza insegna che con il passare degli anni il paziente scopre che anche quando non è possibile una guarigione completa, il cancro della prostata è una realtà con la quale è possibile convivere serenamente, conducendo una vita normale.
Se lo desiderate potreste chiedere al vostro medico di mettervi in contatto con altri pazienti. I pazienti che afferiscono al nostro gruppo sono incoraggiati a confrontare con altri le proprie esperienze, in modo da poter prendere le opportune decisioni terapeutiche in modo più informato e consapevole possibile.

 

Quali sono gli stadi in cui si cataloga il cancro della prostata?

Solo se il medico riesce a determinare lo stadio della malattia potrà instaurare la cura migliore per i singoli casi. Le cure possono variare secondo le condizioni generali del paziente, dell'età e dello stadio della malattia. E' importante che il paziente discuta con il medico le diverse opzioni possibili, i loro vantaggi e gli svantaggi.

 Attualmente, in Italia, si usa il sistema TNM, ovvero un sistema internazionale di classificazione dell'evoluzione del tumore secondo 3 parametri. Assieme al Grado di Gleason e il test del PSA, è possibile categorizzare al meglio la gravità della malattia.

 La T associata a un numero da 0 a 4 indica il volume del tumore, La N invece riguarda i lifonodi; anch'essa associata a numeri da 0 a 3,dove N0 indica che i linfonodi regionali (ovvero quelli prossimi e collegati al volume interessato dal tumore) non sono stati colpiti dalle cellule tumorali e sono quindi sani; con le sigle da N1 a N3 invece si indica il coinvolgimento più o meno esteso dei linfonodi; con M0 invece si indica l'assenza di metastasi, con M1 invece la loro presenza.

La scala di Gleason invece cataloga l'aggressività e la velocità di crescita di un tumore, con una gradazione da 2 a 10, dove a numeri più bassi corrisponde un tumore altamente differenziato dalle cellule sane. Dopo una biopsia il patologo assegna un punteggio da 1 a 5 alle formazioni cancerogene maggiormente rappresentate nel campione, e subito dopo un punteggio da 1 a 5 a quelle meno comuni. La loro somma costituirà il valore nella scala

 

Terapia:

Le statistiche e i dati relativi a questo capitolo sono oramai datati. Stiamo lavorando per aggiornarli con le più recenti statistiche. Per quanto riguarda la criochirurgia si rimanda alla pagina dedicata, per alcune informazioni di carattere storico e generico:

Prostatectomia radicale;

Prostatectomia parziale;

La radioterapia;

Terapia ormonale;

La brachiterapia.

 

IN CONCLUSIONE

Il tumore alla prostata è una malattia ancora oggi enigmatica: non vi è ancora generale consenso su di un unico trattamento ideale. Sono considerati tradizionalmente golden standard la prostatectomia radicale e la radioterapia esterna. Sfortunatamente, entrambe le procedure riportano un alto tasso di insuccessi e di complicazioni: non tutti i pazienti, infatti, potrebbero aver bisogno di un trattamento così aggressivo. Per alcuni, infatti, queste opzioni potrebbero rappresentare un trattamento eccessivo che li espone inutilmente a complicanze potenziali. Le metodiche meno invasive quali la crioterapia e la brachiterapia sono le più valide per molte situazioni. Pur nel breve periodo indicano un'alta percentuale di successo. Infatti, la maggior parte dei pazienti mantiene uno standard di vita paragonabile al passato. Anche il costo dei trattamenti si è abbassato sensibilmente.

Deve essere assolutamente chiaro il fatto che il primo fattore di scelta per il trattamento idoneo deve essere una stadiazione iniziale del tumore precisa. Vogliamo sottolineare che la crioterapia e la brachiterapia sono procedure fortemente dipendenti dalle capacità dell'operatore. I centri per la terapia del cancro della prostata dovrebbero poter offrire tutti i tipi di trattamento. L'uso di apparecchiature aggiornate è essenziale. E' prudente che ogni paziente investighi approfonditamente le diverse opzioni terapeutiche. Poichè il tumore prostatico è una malattia a crescita lenta, il paziente ha tutto il tempo per autoeducarsi e per investigare le diverse opzioni terapeutiche.


Vescica

La vescica urinaria è organo situato nella piccola pelvi deputato a raccogliere l’urina prodotta dai reni. Per tale scopo, è cava, muscolare e molto elastico. L’urina arriva tramite gli ureteri e viene espulsa periodicamente attraverso l’uretra; la minzione, ovvero il processo di emissione dell’urina, è un processo periodico, comandato da un riflesso del midollo spinale che stimola la fascia muscolare liscia che compone la vescica stessa.
Di seguito troverete informazioni su Cistiti e Tumori della vescica.

 

Cistiti

Le cistiti sono infiammazioni della vescica urinaria, spesso accompagnate da uretriti; sono provocate generalmente da infezioni batteriche, ma si verificano anche per infezioni virali, micotiche o in caso di tumore alla vescica.

Non è un disagio poco comune, sopratutto nelle donne che sono molto più esposte data l’uretra più corta rispetto all’uomo e che porta i batteri a risalire più agilmente verso la vescica.

Bisogno frequente di urinare, urina torbida, addirittura con tracce ematiche più o meno evidenti e intermittenza del flusso urinario durante la minzione, oltre a possibili dolori sovra-pubici, sono i sintomi rilevatori di una cistite.

Al fine di scegliere un’adeguata terapia antibiotica, l’urologo richiede spesso un’urinocoltura per decidere quale farmaco sia il più adeguato.

 

Tumori della vescica e follow-up

I tumori alla vescica sono per la maggior parte carcinomi (95%1), ovvero neoplasie generate dal tessuto epiteliale, e nel particolare dalle cellule di transizione. Altri tipi meno frequenti sono gli adenocarcinomi, carcinomi misti, a piccole cellule o cellule squamose.

Il consumo di tabacco da fumo è la principale causa dei cancri all'organo (l'80% delle neoplasie è da attribuirsi a questa causa), seguono le esposizioni a particolari sostanze non di utilizzo comune come l'arsenico o coloranti dell'industria tessile, precedenti radioterapie in zona pelvica e una dieta poco sana a base di grassi.

 

I sintomi che si possono avvertire sono comuni a molti altri disturbi dell'apparato urinario, per questo motivo è molto importante farsi visitare da uno specialista di modo da accertare le cause alla base delle disfunzioni percepite e decidere quindi di fare ulteriori analisi e/o stabilire la terapia più adatta. In Italia non esistono ancora programmi di screening per la prevenzione nonostante sia il secondo tumore più diffuso in urologia. V'è da dire che non essendo asintomatico, viene diagnosticato per la maggior parte dei casi quand'è allo stadio iniziale e solo raramente quando è già in fase infiltrante. La sopravvivenza a 5 anni di circa ¾ dei pazienti.

  1. http://www.airc.it/tumori/tumore-alla-vescica.asp

 

Diagnosi precoce

Escludere il cancro in un caso sospetto è abbastanza agevole: l'ecografia e le tecniche di radiologia quali l'urografia e la TC, sono i primi metodi di indagine. Inoltre l'analisi delle urine (citologia urinaria) può rivelare la presenza di cellule tumorali.

Un altro metodo ambulatoriale consiste nella cistoscopia. È un sistema endoscopico che, come suggerisce il nome, consiste nel risalire l'uretra con una fibra ottica sino la vescica sia per vedervi all'interno che prelevare campioni di tessuto.

 


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