Introduzione

Introduzione

 La Pvp (Photoselective Vaporization of the Prostate) tramite laser, viene ideata in America dal professor Reza S. Malek della Mayo Clinic di Rochester, nel Minnesota, e approvata dalla FDA americana nel 2001. Oggi in Italia è applicata con successo in molti centri.

"Pratico da oltre un anno e mezzo (2010 n.d.R) questa innovativa tecnica per l'ipertrofia prostatica benigna, applicabile a un'ampia fascia di pazienti- dice il dottor Franco Lugnani, chirurgo urologo alla Salus di Trieste- in quanto meno invasiva della tecnica chirurgica tradizionale e estremamente efficace grazie all'affinità biologica della luce laser con il sangue. La tecnica si è evoluta negli anni e ora si sono affiancati ai laser verde altri laser con luce a frequenza affine anche all’acqua oltre che alla sola emoglobina, in modo da garantire una maggiore efficacia anche in prostate poco vascolarizzate e fibrotiche".

La prostata è una ghiandola maschile situata a “manicotto” attorno all’uretra, e con la sua funzione secretoria contribuisce alla produzione e alla vitalità del liquido seminale. È soggetta a diverse patologie; fra queste, si assiste frequentemente all’ingrossamento di volume, che può anche essere notevole rendendo così difficoltosa la minzione per la compressione dell’uretra che ne deriva. Il decadimento funzionale della prostata inoltre è un evento caratteristico dell’età avanzata che si manifesta dopo i 50-60 anni (si calcola che riguardi il 70% degli uomini oltre questa età e l’80% dopo gli 80 anni) ma non infrequente anche molto prima.  Ai primi sintomi, come difficoltà alla minzione, impossibilità a svuotare la vescica e ritenzione urinaria, la diagnosi di ipertrofia prostatica benigna avviene dopo la visita specialistica che prevede  l’esplorazione rettale e l’ecografia prostatica coadiuvate dall’analisi del dosaggio ematico di una sostanza prodotta dalla prostata: il PSA (Antigene Prostatico Specifico).

Nella foto qui sotto: l’applicazione del laser PVP in urologia per la cura dell’ingrossamento benigno della prostata (BPH Benign Prostatic Hiperplasia come definita comunemente in lingua in inglese).

 sala-operatoria-laser-pvp

 


Tecnica

Tecnica

L’approccio classico per ripristinare la normale minzione è la prostatectomia parziale. L’intervento mira a risolvere l’ostruzione mediante l’asportazione di quella parte della ghiandola ingrossata che ostruisce il canale urinario. Sebbene sia un intervento meno radicale della prostatectomia totale, che invece è una scelta radicale, demolitiva, ampia e rischiosa che si esegue quando vi è un tumore maligno, l’asportazione parziale resta sempre un tipo di chirurgia invasiva con i suoi rischi non trascurabili. Dopo un intervento di questo tipo sono frequenti problemi all’apparato di carattere infettivo e/o sessuale.

“L’approccio farmacologico – continua il dott.Lugnani – in una fase iniziale e precoce, qualora considerato efficace risponde a una logica conservativa dell’organo, ma non annulla ogni rischio per il paziente e lo costringe per tutta la vita a sottoporsi a una terapia con conseguenti probabili effetti collaterali. Contrariamente alle tecniche chirurgiche tradizionali, la fotovaporizzazione selettiva della prostata con laser a luce d’alta potenza concilia in modo efficace la necessità di ristabilire la normalità nella minzione utile con un intervento mininvasivo a basso impatto”

La tecnica del Laser PVP si esegue in anestesia spinale o generale, introducendo con l’endoscopio la fibra laser attraverso l’uretra. Questa scalda a centinaia di gradi la parte di ghiandola prostatica in eccedenza, vaporizzando letteralmente il tessuto ipertrofico e coagulandone la superficie. In meno di un’ora si porta a termine un intervento risolutivo per l’ostruzione che ostacolava la normale minzione, con un lieve sanguinamento e pertanto senza necessità di trasfusioni;tutto ciò implica sia minori complicanze postoperatorie, sia la ripresa in tempi molto brevi della normale quotidianità, anche in pazienti con ritenzione cronica completa, anche in età molto avanzata o in condizioni generali debilitate da altri fattori.

“È con grande soddisfazione umana e professionale – conclude il dott. Lugnani – che posso affermare che questa pratica ha risolto positivamente, con risultati definitivi e duraturi nel tempo, i problemi di casi molto diversificati. Forse si potrà progressivamente applicare questa tecnica laser a un numero crescente di pazienti “fino a sostituire la tecnica chirurgica tradizionale”, come prevede il prof. Gordon Muir (Muiz) di Londra, che è uno dei padri europei di questa tecnica.

Questo è l’obiettivo che ci si prefigge collaborando costantemente con gli specialisti europei più accreditati: garantire un metodo sicuro ed efficace, che sia diffusamente applicabile nel futuro prossimo.”

A fronte di risultati incoraggianti su questa tecnica ormai collaudata e sicura, la Società italiana di urologia (SIU) lancia un avvertimento perché in Italia vari medici spacciano per interventi con tecnica laser operazioni che utilizzano invece la classica resezione endoscopica.


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